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Sailing World

Ecco il racconto della regata vista con gli occhi dei protagonisti. L'articolo di Spinone è il più preciso dal punto di vista tecnico, il mio è stato scritto, invece, per il Bollettino Parrocchiale, quindi prendetelo così com'è.

Il racconto di Spinone

La traversata di Laszlo

Il viaggio di Ellen



"Blitz:siete stati i migliori ambasciatori d'Italia"

Roberto Oberti (Spinone)

In questo messaggio ricevuto via E-mail da Paul Canter, direttore sportivo della International Sail Training Association, al mio rientro in Italia dalla conclusione della "Tallships 2000" ad Amsterdam,è riassunto il successo del Blitz. Il 19 luglio è finalmente giunto il giorno del mio imbarco dopo che per mesi mi sono dedicato, assieme al Consiglio di Oceani 3000, a un lungo lavoro organizzativo che ha consentito di mettere il Blitz in linea per questa avventura in meno di 100 giorni. Per me si tratta di ripetere a distanza di 8 anni l'esperienza della "Columbus Regatta" del 1992, sempre organizzata dalla International Sail Training Association, durante la quale avevo partecipato alla tappa Boston-Liverpool. Se inizialmente, ovvero tre anni fa quando abbiamo cominciato a pensare di partecipare a questa manifestazione, la scelta è stata dettata dal magnifico ricordo del '92, man mano che si avvicina la fatidica data della partenza cresceva in me il dubbio che questa seconda esperienza, paragonata alla prima, potesse riservare qualche delusione. Ma il magico mondo dell'ISTA, delle Tallships e del clima che si respira, mi hanno confermato che ogni esperienza, anche se geograficamente simile, risulta sempre diversa. Il mio equipaggio, come quelli che ci hanno preceduto e seguito, ha sicuramente rappresentato la filosofia della regata sviluppando un forte spirito di aggregazione e entusiasmo tra persone di differenti esperienze nautiche e provvenienti da paesi diversi: gli istruttori del CVC Enesto Ferrante, Marco Porcu, Laszlo Pinter, Emilio Santandrea, un'allieva del 2° corso Barbara De Vido, un giovane canadese, Adam Morin, istruttore di vela e studente di astrofisica e un ragazzo inglese di padre italiano, Andrea Matteucci, mai stato in barca e che nell'anno precedente ha gestito in Svizzera una società di noleggio mongolfiere. Un equipaggio assortito secondo le regole della regata: metà equipaggio di età compresa fra i 16 e i 25 anni. Una combinazione favorevole che ha permesso di unire l'esperienza dei più maturi all'entusiasmo dei più giovani. La sosta ad Halifax è stata accompagnata dall'ovazione di tutta la popolazione locale e da quella di moltissimi canadesi provenienti dai luoghi più lontani. Purtroppo la preparazione di una barca per una traversata di tremila miglia richiede tempo, attenzione ed impegno, il che ci ha impedito di partecipare a molte manifestazioni a cui eravamo invitati. Ricorderemo Halifax come una tappa totalmente coinvolgente che, per viverla interamente, sarebbero occorse 24 ore al giorno senza alcuna concessione al sonno che al termine della giornata ci assaliva con veemenza. Ritualmente in ogni tappa di una regata organizzata dall'ISTA ci sono due momenti di rilevanza: uno è la sfilata degli equipaggi per la città al termine della quale vi è la cerimonia della premiazione della tappa precedente e l'altro è la sfilata delle barche in uscita dal porto ospitante. Il Canada, tra i suoi trenta milioni di abitanti, annovera un milione e mezzo di italiani tra i quali ricordo con piacere l'Ambasciatore e il Console di Halifax che ci hanno seguito con simpatia durante i preparativi. La presenza italiana, fra il pubblico che faceva da ala al passaggio degli equipaggi in sfilata per la città di Halifax, era facilmente individuabile per il tributo di simpatia ed affetto all'equipaggio del Blitz e alla bandiera italiana che lo precedeva. Siamo tutti rimasti sorpresi dall'accoglienza ma ancora più quando siamo stati chiamati sul palco della premiazione come l'equipaggio che meglio aveva sfilato: il cartello con il nome del Blitz portato da una cadetta della marina canadese, la bandiera italiana portata da Barbara, lo striscione con i simboli dell'AACVC e di Oceani3000 e dietro l'equipaggio in divisa allegro e nello stesso tempo formale. Il lunedì 24 luglio è arrivato finalmente il grande giorno della partenza: la sfilata della flotta nella baia di Halifax e quindi la partenza. Un milione e mezzo di persone stipate sulle rive, appolaiate sugli alberi e sui tetti: è il saluto forte di una città di mare che sul mare ha basato la sua storia e la sua fortuna. Un carosello di 83 barche di cui 40 in partenza per Amsterdam e le altre per i propri porti di origine. Alle ore 14.30 locali (17.30 GMT) un colpo di cannone sparato dalla fregata canadese Montreal da inizio alla nostra avventura: circa 2680 miglia di rotta ortodromica all'arrivo situato 5 miglia a Sud del faro di Santa Caterina dell'isola di Wight lasciando a sinistra tre way-points: due situati a sud dei banchi di Terranova per evitare che le barche possano rischiare di infilarsi contro qualche iceberg navigando a latitudini troppo elevate ed uno in prossimità delle isole delle Scilly per non avvicinarsi troppo a queste isole note per i forti giochi di corrente. La regata termina prima dello stretto di Dover per evitare alle Tallships di manovrare in acque ristrette fra un traffico mercantile che in quel punto è particolarmente congestionato. La partenza avviene in presenza di venti leggeri di bolina e temperatura gradevole: in definitiva un clima mediterraneo. Le condizioni di vento non sono le più favorevoli al Blitz, che non dispone di una superficie velica importante ed alla fine del primo giorno si trova in quarta posizione, ma già al secondo giorno, con un vento da Nord-Est leggermente rinforzato, si accorciano le distanze. A bordo si ascoltano i vari bollettini emessi dalle stazioni radio della Nuova Scozia che, unitamente a quello emesso dal Comitato di Regata imbarcato su Mir, consente di seguire attentamente l'evoluzione della situazione meteo. Lo studio di questa è stato l'aspetto che ha richiesto più attenzione e che alla fine è stato appagante: la strategia metereologica in questa regata è stata determinante per le vittorie e le sconfitte. Con il terzo giorno inizia il nostro balletto per l'Atlantico in continua competizione con Sarie Marais, una barca inglese dei Royal Marines Britannici, con i quali ci affronteremo per 16 giorni aspirando al 3° posto in classifica dando erroneamente per scontata l'imbattibilità dei primi due della classifica nonostante la penalizzazione del rating: la tedesca Esprit e l'inglese Maiden. Di queste due barche "molto tirate", la seconda aveva partecipato ad una edizione della Withbread con un equipaggio di sole donne. Dopo aver ascoltato una previsione che dava una rotazione dei venti verso Sud, decidiamo di scendere fino a 39° 59' allargando l'andatura e facendo correre la barca in attesa della favorevole rotazione: al quarto giorno siamo terzi di classe ed ottavi in classifica generale, il miglior risultato ottenuto in classifica generale considerato che l'andatura di bolina ha penalizzato le grandi Tallships nonostante le rettifiche del rating. A quel punto decidiamo di virare mentre Stella Polare, appartenente ad una classe differente dalla nostra e più avanti di noi, prosegue nella sua rotta verso est mantenendosi a basse latitudini; da queste due scelte differenti deriverà il successo per il Blitz e l'insuccesso di Stella Polare. Lentamente il vento comincia ruotare verso Sud e questo ci consente di risalire rapidamente di latitudine sfilando davanti alla flotta rispetto alla quale eravamo la barca più a Sud assieme alla Stella Polare e all'americana Brilliant. Risaliamo di 2,5° al giorno con venti di 30 nodi cercando di rimanere nella scia delle basse che sfilano verso Est a 50°/52° di latitudine mentre Sarie Marais sceglie una risalita meno marcata arretrando progressivamente da noi. Dopo un paio di giorni anche Sarie Marais decide di portarsi a latitudini più alte per accorciare le distanze mentre il Blitz macina fino a 185 miglia al giorno. La mattina dell'ottavo giorno sopraggiunge quindi da Sud-Est la burrasca già segnalata alla partenza da Halifax: sarà l'unica burrasca importante di questa traversata con 43/45 nodi vento. Stranamente il mare è corto e non si vede la classica onda oceanica di 5 metri di altezza. Alle 14.00 (ora locale) comincia a cadere una pioggia fitta mista a ghiaccio che assieme al vento a più di 43 nodi flagella la faccia del timoniere che, per riuscire a tenere aperti gli occhi, indossa un paio di occhiali da antinfortunistica pescati dall'officina di bordo: in questo frangente sarebbero stati notevolmente più utili un paio di occhiali da sci che non abbiamo. Da prua imbarchiamo notevoli quantità d'acqua dal passauomo: le guarnizioni non tengono e si vede una lama d'acqua filtrare dalle guarnizioni mentre la prua, con la barca lanciata a 8/9 nodi, rimane piu spesso sott'acqua che sopra. Ogni 4 ore sgottiamo la cala vele in attesa di tempi migliori in cui sostituire la guarnizione. Durante questa tempesta avvengono gli unici incidenti della manifestazione: una ragazza di 21 anni cade da un pennone del Pogoria, una Tallship polacca di 41 metri di lunghezza, fratturandosi il bacino e una gamba. Con un abile manovra, in piena tempesta, il Pogoria riesce ad accostare la grande Tallship russa Kruzenstern di 104 metri di lunghezza su cui si trova un medico ed un'infermeria attrezzata. Da qui la ragazza verrà prelevata da un elicottero canadese. Nella stessa tempesta l'indonesiana Arug Samudera di 34 metri perde l'albero di trinchetta ferendo un membro dell'equipaggio. Il Comandante decide di far ritorno ad Halifax e ritirarsi dalla regata dopo aver mandato un lungo messaggio di saluto a tutta la flotta in navigazione verso l'Europa. L'equipaggio di Arug Samudera era molto conosciuto da tutti perchè nelle sfilate degli equipaggi metà dei loro uomini indossava la divisa della marina indonesiana e metà erano vestiti e truccati da pirati indonesiani con facce patibolari. Dopo due giorni di tempesta la regata prosegue per noi sempre tallonati da Sarie Marais mentre ci spingiamo verso latitudini piu alte. La vita a bordo si svolge regolarmente con le attività di manutenzione (soprattutto cuciture di vele), la preparazione della cucina e il controllo della cambusa. In cucina si stabilisce una gara fra i vari turni nel preparare pranzi e cene sempre diversi, ovviamente con risultati più o meno positivi che danno origine ad allegri commenti e battute. Ma la festa maggiore si ha quando i tre panettieri dell'equipaggio (Barbara, Emilio e Laszlo) sfornano fragranti pagnotte che spariscono in pochi minuti. A bordo abbiamo imbarcato nei serbatoi 900 litri d'acqua di cui 600 utilizzati in 20 giorni per la toilette e per alcune operazioni di cucina disponendo comunque per il lavaggio dei piatti di un rubinetto con acqua di mare. In totale l'utilizzo dell'acqua è parsimonioso con un consumo giornaliero procapite di 4 litri. Sono stati imbarcati 350 litri d'acqua da bere in bottiglia di cui 190 consumati oltre a 70 litri fra birra e soft drinks. Per l'energia di bordo ricorriamo a 3,5 ore di ricarica delle batterie con il motore principale: questo copre i consumi delle luci interne, 3 ore di radio, il radar, la ricarica delle batterie delle cineprese e del PC, e l'alimentazione di tutta la rimanente strumentzione di bordo. In questa seconda traversata atlantica ho rilevato tendenzialmente un clima più caldo che ha determinato un'elevazione della latitudine del limite dei ghiacci (45° qust'anno e 42° nel 1992), una temperatura dell'acqua della corrente del golfo particolarmente elevata (20/21°) e una drastica riduzione delle nebbie. A parte queste significative variazioni climatiche, in mare è rimasta la ricchezza del plancton che di notte permette di individuare i delfini il cui movimento determina nell'acqua delle bellissime scie luminose. La vita a bordo viene cadenzata dal collegamento alle 12.00 UTC che il Comitato di Regata, imbarcato sulla Tallship russa Mir, stabilisce con tutta la flotta per ricevere la posizione dei partecipanti e per comunicare il bollettino meteo. Con il passare dei giorni la dispersione della flotta aumenta (tra il primo e l'ultimo, nella parte finale della regata, si è arrivati ad una differenza di longitudine di 17°) e quindi occorre fare il "passaparola" da una barca all'altra (in termine tecnico si dice "fare relais") per far giungere le informazioni al Comitato di Regata. Al termine di questa operazione, che richiede circa 90 minuti, occorre attendere un'altra ora e mezza per ottenere dall'Inghilterra l'elaborazione dei dati per disporre della classifica . In questa ora e mezza di intervallo si svolge un fitto scambio di comunicazioni tra le barche ed alcune si cimentano in accanite battaglie navali radiofoniche (tipo: A4 affondato, B7 mancato.......) che si sviluppano su più giorni. Per il Blitz si aggiunge poi verso le ore 21.00 UTC il collegamento giornaliero con Padova gestito da Laszlo, il nostro radioamatore di bordo, per far pervenire informazioni tecniche e per scambiare messaggi con le famiglie. Durante le trasmissioni si aggiungono alle nostre conversazioni diversi radioamatori, tra cui un italiano residente in Svezia ed una spagnola che parla correntemente l'italiano, e ci sono di aiuto quando le trasmissioni con l'Italia non sono molto chiare. Arrivati a 50° di latitudine inizia la corsa finale che ci riserva la gradita sorpresa: 1° in classifica della classe CII . In effetti a forza di confrontarci con Sarie Marais non ci siamo accorti di aver accorciato le distanze dalle due barche di testa che si sono imbattute in quella lunga losanga di alta pressione che va dalla Manica alle Azzorre e che ha giocato brutti scherzi sia nella nostra Tallships Race che nella Quebec-S. Malo dove il nostro Soldini si è fatto mangiare un vantaggio di 600 miglia. Possiamo dire che il nostro correre verso le alte latitudini ha aiutato anche i nostri diretti avversari che, inseguendoci ad una distanza che progressivamente è salita fino a 70 miglia, ha consentito loro di raggiungere la seconda posizione in classifica. Comunque l'ingresso nel canale della Manica non è facile neppure per noi che proveniamo da NW: la punta di questa losanga di alta pressione, che ha rallentato la corsa delle barche a più basse latitudini, rallenta anche la nostra corsa in prossimità dell'ingresso della Manica consentendoci di avanzare in 24 ore di sole trenta miglia a tre giorni di navigazione dall'arrivo e superando a fatica il way point posto in prossimità delle isole Scilly. In quei giorni di venti calanti Sarie Marais riesce a ridurre le distanze recuperando una ventina di miglia. Gli ultimi tre giorni di regata sono caratterizzati da un vento di 10/15 nodi che alternativamente, secondo il flusso della corrente che cambia ogni sei ore, spinge la barca fra i 7,5 e i 3,5 nodi. Alla fine dopo 19 giorni, 19 ore, 18 minuti e 45 secondi tagliamo il traguardo posto a sud del faro di Santa Caterina sull'isola di Wight. Il nostro diretto antagonista taglierà il traguardo dopo 5 ore e mezza. Superata la linea dell'arrivo, ci dirigiamo verso il Solent, quella zona di mare compresa fra l'Inghilterra e l'isola di Wight, palestra della vela inglese e ci ormeggiamo a Cowes fra barche da regata tiratissime che partecipano alla "Commodore Cup" e che ci accolgono con cortesia e rispetto per l'impresa appena conclusa . Proseguiamo in direzione di Amsterdam svolgendo una interessante navigazione nello stretto di Dover regolamentato da un sistema di navigazione che consente all'elevato traffico commerciale di navigare in sicurezza. In questo caso la tradizionale navigazione piana risulta di grosso aiuto e la strumentazione elettronica costituisce un complemento ed una verifica. Sostiamo per alcuni giorni a Scheveninken, il porto turistico dell'Aja, in attesa delle barche della Tallships Race 2000 e della Cutty Sark Tallships race, svoltasi in Svezia e Danimarca, e quindi arrivare tutti assieme ad Amsterdam. Il 24 agosto di prima mattina ci troviamo davanti all'accesso al canale per Amsterdam:le novanta barche delle due flotte, a gruppi di 20 unità alla volta, entrano nei bacini delle chiuse. Superate queste agli equipaggi si presenta uno spettacolo inimmaginabile: il canale pullula di natanti di ogni tipo, dalle caratteristiche barche a vela olandesi a derive laterali, a vecchi rimorchiatori tutti infiorati e tanti altri natanti di ogni forma. Impiegheremo sei ore per percorrere 15 miglia accompagnati da 10.000 natanti (è questo il numero rilevato dalla polizia) carichi di persone che cantano e bevono birra. Gli unici incuranti di tutto quello che sta accadendo sono i traghetti che fanno la spola tra le due sponde del canale: chiunque, anche le grandi Tallships, devono dar loro acqua. In tanta confusione, dove procediamo dando un po' marcia avanti e un po' marcia indietro, abbiamo visto solo due motoscafi urtarsi con le rispettive fiancate. Anche Amsterdam ci accoglie in un tripudio di vele e di passione marinaresca dal primo giorno alla premiazione finale che è il coronamento della grande impresa sportiva dell'equipaggio del Blitz. Penso che la gratificazione più significativa per il nostro lavoro degli ultimi tre anni sia stata proprio quell'E-mail con "voi siete stati i migliori ambasciatori dell'Italia".
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Un fratello della costa alla Tall Ships 2000

Laszlo Pinter

Domenica 13 agosto 2000, ore 12 48' 15 22 (UTC): è il momento del nostro passaggio, a bordo del "Blitz", sul meridiano St. Caterine's Lighthouse (Isle of Wight). La meta era raggiunta.
In quel momento ho colto tutto il senso dell'impresa oceanica e lo spirito della partecipazione voluta da OCEANI3000 e da AACVC (Associazione Allievi Centro Velico Caprera).
Un turbine di pensieri affollò la mia mente, ma predominava in me l'idea di un uomo che come "pochi altri" aveva attraversato il nord Atlantico sotto vela. Sentivo che tutti i partecipanti erano fieri e un certo orgoglio li univa mentre si brindava. Dieci giorni dopo ci attendeva la trionfale sfilata di Amsterdam durante la quale, nel nostro gran pavese, sventolava anche il "banderin nigro" della Fratellanza.
Per tutto questo va la nostra gratitudine all'I.S.T.A. (International Sailing Training Association) che ha organizzato questa manifestazione cui hanno partecipato sia i grandi velieri a vele quadre sia imbarcazioni a vela da diporto (d'epoca e di recente costruzione).
La crociera di traversata atlantica è "un avvenimento sportivo in amicizia e sicurezza": va sottolineato soprattutto lo spirito di amicizia che accomuna i membri degli equipaggi composti di uomini e donne di più nazionalità come nel nostro caso, il Blitz, vedeva insieme altre ai componenti italiani un giovane canadese e uno inglese. Inoltre va rivelato il grado di sicurezza dato dalla presenza di navi-scorta militari di varie nazionalità. In questa occasione anche le navi militari hanno imbarcato giovani al di sotto dei 25 anni di età che, in tutte le altre barche partecipanti, costituivano la metà degli equipaggi. La regata era, all'inizio, divisa in due flotte con partenza rispettivamente da Southampton e da Genova (domenica di Pasqua 23 aprile 2000) per convergere al porto di Cadice. La flotta riunita ha proseguito sulla "rotta di Colombo" per raggiungere le Bermuda.
Una volta fatto scalo a questo arcipelago la regata ha potuto disporre di 40 giorni "di libertà" per raggiungere il porto do Boston. Durante questo lasso di tempo le imbarcazioni hanno toccato a loro piacere numerosi porti lungo la costa atlantica del Nord-America incontrando grandi manifestazioni di benvenuto da parte delle popolazioni locali. Infine da Boston tutte le imbarcazioni riunite puntarono su Halifax coprendo il percorso della terza parte della regata.
Il nostro equipaggio, di otto membri, il 20 luglio si imbarcava sul Blitz (un Sun Kiss 47, Janneau dell'89, revisionato e attrezzato per la navigazione oceanica) e lavorò sodo per tre giorni al controllo delle attrezzature di bordo e all'imbarco delle provviste.
La domenica del 23 luglio gli equipaggi sfilarono per le strade di Halifax, dal porto fino alla cittadella. Il 24 mattina le quaranta barche partecipanti sfilavano nel porto di Halifax e nel pomeriggio un colpo di cannone dava alle varie classi il segnale della partenza.
La rotta della flotta prendeva 130° per il primo Waypoint 43°00'N 060°00'W e per il secondo 150°, 42°00'N 050°00W per evitare eventuali iceberg. Si prendeva infine la rotta ortodromica che puntava sull'English Channel.
La prima settimana bolinavamo con vento dai 15 ai 40 nodi, mentre nella seconda settimana fino alla fine abbiamo avuto venti portanti da S/SW della medesima forza. Il cielo era quasi sempre coperto, con piogge di varie intensità. Fortunatamente il vento ci era favorevole tranne due giorni di calma.
La vita di bordo era caratterizzata da un gioioso spirito di collaborazione, grazie anche al comandante Roberto Oberti (Spinone) che non dava solo ordini ma si prestava anche ai vari compiti di bordo unendosi al suo equipaggio che ha portato il Blitz ad essere il vincitore della classe C II per il percorso Halifax-Amsterdam (circa 3000 nm).
Chi scrive, come medico di bordo, è stato fortunatamente disoccupato: le suture le dava solo alle vele e le medicine erano sostituite dal pane che aveva il compito di preparare insieme ad altri due "panettieri"…
I venti giorni di regata sono passati tanto presto che l'avvistamento dell'Isola di Wight quasi ci lasciò perplessi.
Fu allora che mi sovvenne una massima: "Felice l'uomo che sa sognare, ma più felice colui che il sogno sa realizzare".
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Venti giorni sull'oceano

Barbara De Vido "Ellen"

Un pomeriggio della primavera scorsa non sapendo cosa fare, la voglia di studiare era poca, pensai che sarebbe stato carino da parte mia far preoccupare un po', più di quanto già non lo siano di loro natura, i miei genitori e trovai qualcosa di veramente adatto allo scopo: la traversata dell'Oceano Atlantico in barca a vela. Quasi fosse una coincidenza proprio in quei giorni mi era giunta notizia della possibilità di un imbarco, durante l'estate, per la grande regata del millennio, la Tall Ships 2000, che partendo da Genova e Southampton (Inghilterra), passando per Cadice (Spagna), seguendo la rotta di Colombo, avrebbe raggiunto le Bermuda attraverso l'Atlantico. Poi, toccati tutti i maggiori porti della costa Americana, quali New York e Boston, sarebbe tornata in Europa, ad Amsterdam (Olanda), facendo scalo ad Halifax, Canada.
Proprio quest'ultima tappa attirava maggiormente la mia curiosità e la mia voglia di avventura, così, convinti i miei genitori, mi iscrissi alla manifestazione e a luglio, dopo mesi di studio per imparare a cucinare, salii su un aereo che mi portò in Canada a conoscere i miei sette compagni di avventura, tutti uomini (tra i venti e sessantanove anni) provenienti un po' da tutto il mondo (la lingua ufficiale a bordo era l'inglese) e quella che sarebbe stata la mia casa per quasi un mese, ovvero la nostra barca, il Blitz.
Prima di partire non conoscevo nessuno e devo ammettere che ero un po' preoccupata di dover vivere a stretto contatto per così tanto tempo con degli sconosciuti, tipo Grande Fratello, ma senza possibilità di eliminazione. Però sono stata fortunata e ho trovato dei compagni davvero fantastici e preparati.
Dopo tre giorni di allestimento della barca, 14 metri di lunghezza esterna, molto meno di lunghezza interna, ed un'ultima telefonata in Italia in cui papà mi raccomanda di non vomitare (consiglio poco seguito) e la mamma di non bagnarmi (ancor meno seguito), siamo pronti a partire per la Grande Avventura. Mi rendo conto, sfilando vicino a un enorme veliero, un nostro compagno di traversata insieme a molte altre imbarcazioni a vela di tutte le dimensioni e di tutti i Paesi del mondo, di quanto piccoli siano, in realtà, 14 metri, e sorrido al pensiero che per rassicurare mia madre sulle nostre dimensioni le avessi detto "Ma guarda che siamo lunghi quanto la facciata della nostra casa!".
Finalmente siamo in mare. Il sogno di una vita si avvera.
I giorni si susseguono scanditi dai turni di guardia (tre ore e mezza di timone, sette ore di dormita, ogni due giorni in cucina), dalle comunicazioni radio (previsioni del tempo, classifiche: si tratta infatti di una regata vera, se vinciamo in premio potremmo avere una campana e i nostri nomi nella storia) e, nei rari momenti in cui non dobbiamo occuparci della manutenzione, dalle partite a scacchi, a backgammon e da interessantissime discussioni sugli argomenti più vari.
Durante i turni di guardia notturni, lottiamo contro la fatica per restare svegli e mantenerci sulla rotta. Nelle prime giornate il radar è sempre acceso e qualcuno è sempre vigile: nel caso ci fosse qualche iceberg, non volgiamo fare la fine del Titanic! Per fortuna fa troppo caldo per loro. Innumerevoli stelle ci indicano la via per l'Europa. Il mare brilla per il plancton e ogni tanto un "tubo" luminoso sfiora l'imbarcazione. Delfini.
Durante il giorno giocano davanti a noi. I loro salti ci fanno dimenticare in un attimo la stanchezza accumulata. Solo un giorno non si fanno vedere. Non li biasimo, se potessi mi nasconderei anch'io. La burrasca, preannunciata già alla partenza, ci ha raggiunti. Il vento soffia molto forte e la pioggia non dà un attimo di tregua. Siamo costretti a ridurre le vele per evitare grossi danni. L'acqua filtra dagli oblò. Per fortuna dura poco più di un giorno, poi torna alla normalità.
Il vento della giusta intensità ci spinge verso casa e i delfini tornano a farci compagnia. Ogni tanto anche qualche balena si fa vedere e addirittura una tartaruga attraversa la nostra scia. Si vede anche un paio di pinne di squalo.
Dobbiamo approfittare della calma per rammendare le vele strappate dalla tempesta e per sigillare con materiale di fortuna tutte le fessure da cui potrebbe entrare acqua.
Chi non ci lascia un attimo sono i gabbiani. Sono così contenti di vederci che uno, per conoscerci meglio, decide di impigliarsi nella lenza che abbiamo in acqua nella speranza di pescare qualche buon tonno (per fortuna che prima di partire ci siamo riforniti di Rio Mare, altrimenti saremmo morti di fame): si potrebbe tentare una variante dell'anatra alla arancia, ma dopo attenta riflessione, nella dispensa c'è fin troppa roba, decidiamo di lasciarlo andare. E poi sono già sufficienti le piume che escono dai nostri sacchi a pelo bagnati, senza che ne importiamo dall'estero.
Nelle poche ore che il vento si stanca di soffiare e la pioggia di cadere ne approfittiamo per una doccia veloce a secchiate di acqua di mare gelata e per stendere i panni ad asciugare. Fatica inutile. Ciò che è bagnato rimane bagnato e ciò che è umido diventa bagnato. Anche il pane ormai, dopo quindici giorni di navigazione, è troppo umido per essere mangiato. Ecco a voi, pesci. Godetevi il banchetto. D'ora in poi ci improvviseremo anche panettieri. Tanto la Nutella non manca.
Diciottesimo giorno. La coca cola è finita da un pezzo e anche la pasta deve essere razionata, in compenso abbiamo limoni e mele che potrebbero scambiarci per un fruttivendolo.
Una stella appare e scompare all'orizzonte… ma non è una stella, è un faro. Un faro! Terra in vista. L'Inghilterra con le sue nebbie si profila all'orizzonte, mancano poche miglia al traguardo, che non è Amsterdam, come io pensavo, ma una linea immaginaria nel Canale della Manica. Siamo arrivati. Quasi. Il vento cala, ci mettiamo quasi ventiquattro ore per fare pochi chilometri. Ma ce la facciamo, abbiamo attraversato l'Oceano e abbiamo anche vinto nella nostra categoria.
Infiniti pensieri si susseguono nella mia mente mentre festeggiamo. Negli occhi dei miei compagni, che sono poi anche i miei, si legge l'orgoglio per aver portato a termine un'impresa che pochi sognandola hanno potuto coronare.
Dopo oltre diciannove giorni, rimettiamo piede sulla terra ferma, che è un'isola, me è sempre più ferma della nostra barca, e dopo il mal di mare ci assale il mal di terra. Forse è meglio tornare a navigare. E così dopo tre giorni di docce calde e abiti asciutti riprendiamo il mare alla volta della nostra meta definitiva, Amsterdam.
Qui ci aspetta uno spettacolo emozionante. Accolti da una folla in tripudio varchiamo, insieme agli altri partecipanti, le dighe olandesi e ci uniamo al corteo di oltre 10.000 natanti che ci scorta fino al porto della città, dove la nostra avventura giunge purtroppo a termine. E no, aspettate un attimo, come al termine? Questa è soltanto una pausa in attesa di un nuovo imbarco!
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